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per la cerimonia a ricordo dei soldati italiani morti nell’affondamento della nave Oria il 12 febbraio 1944

 

Il sindaco Gabriella Protano ha partecipato al viaggio promosso dal Centro Documentazione e Studi Cassinati, dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra di Frosinone (nelle persone di Aurora Capuano Marika Cervelli) e dal Comune di Cassino per assistere alla cerimonia che ha avuto luogo lo scorso 10 febbraio presso il Monumento di Capo Sounion (Grecia) a ricordo degli oltre 4000 soldati italiani che morirono nel naufragio della nave mercantile norvegese Oria a circa 60 Km a sud di Atene. Della delegazione del Cassinate hanno fatto parte anche il sindaco di Cassino Enzo Salera e i sindaci di Coreno Ausonio (Simone Costanzo), San Vittore del Lazio (Nadia Bucci), Pignataro I. (Benedetto Murro) ed Esperia (Giuseppe Villani), nonché Bernardo Donfrancesco (ex sindaco di Colfelice) e, quali curatori della memoria storica, il Presidente del Centro Studi Cassinati Gaetano de Angelis-Curtis, accompagnato da Francesco Di Giorgio, e il giornalista Erasmo Di Vito.

 

 

 

 

L’affondamento della nave Oria fu una delle tante tragedie avvenute nel corso della II Guerra Mondiale. La nave era salpata dal porto di Rodi, nel Dodecaneso Italiano, l’11 febbraio del 1944 con a bordo 4116 soldati italiani, prigionieri dei tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 perché non avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini e, essendosi rifiutati di collaborare con il regime nazista, erano destinati alla deportazione nei territori occupati dalla Germania. Nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 1944 l’Oria, diretta verso il porto del Pireo (Atene), incontrò una violenta tempesta e andò a infrangersi contro un isolotto presso Capo Sounion, cosa che ne determinò il rapido affondamento e la scomparsa di più di 4000 uomini, stipati all’inverosimile nelle stive della nave. I superstiti furono solo 51, rifugiati per 2 giorni, prima dell’arrivo dei soccorsi, in una piccola zona della prua dell’imbarcazione rimasta fortunatamente emersa. Nei mesi successivi i corpi di circa 250 vittime furono trascinati dai flutti nelle spiagge prospicienti e la popolazione greca del luogo, per quanto stremata dalla guerra e dalla carestia, provvide a seppellirli in fosse comuni (le salme, successivamente recuperate, sono oggi ospitate nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari). Le altre salme sono tuttora lì, in fondo al mare!

 

Nonostante le testimonianze dei soldati sopravvissuti e degli abitanti greci del luogo la tragedia, purtroppo, rimase a lungo dimenticata. Solo alla fine dello scorso secolo le ricerche del sub greco Aristotelis Zervoudis, coadiuvato anche dai sub italiani Michele Ghirardelli e Luciano De Donno, permisero di individuare in modo più preciso il luogo del disastro, ricostruire la vicenda, rintracciare le famiglie dei dispersi (anche grazie all’individuazione della cosiddetta “Lista d’imbarco”) e conoscere i nominativi degli sfortunati soldati imbarcati sulla nave. Tra essi figura un soldato di Colfelice, Capuano Pasquale di Domenico (il nome è inciso su una lapide del Monumento ai Caduti di Colfelice centro), nato il 19 gennaio 1921, fratello di Gaetano (padre di Anna Maria, residente a Roma, e di Domenico e Antonietta Capuano, concittadini residenti a Colfelice rispettivamente in Via del Soldato e via Taglia I), di Nicola Antonio (padre di Pasqualina e Anna, residenti a Frosinone, e di Serafino Nino, residente a Colfelice in Via Taglia II) e di Agostino (padre di Antonio e Franco, residenti in Avezzano). Da ciò l’invito a prendere parte alla celebrazione di Capo Sounion rivolto dal Comune di Cassino al sindaco di Colfelice.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pasquale Capuano

 

 Ernesto Quattrociocchi

 

 

A seguito di informazioni pervenute in Comune e di ulteriori ricerche è risultato, intanto, che un altro soldato di Colfelice, Quattrociocchi Ernesto, nato il 22 marzo 1920, morì in Grecia nell’affondamento di una nave (l’Oria?), anche se il suo nome non figura nella Lista dei nominativi dei militari italiani imbarcati sulla nave (è compreso, tuttavia, nella Banca Dati dei Caduti e Dispersi della Seconda Guerra Mondialedel Ministero della Difesa, nella quale è anche annotato che la morte avvenne in Grecia il 16.1.1944). La data della scomparsa non corrisponde perfettamente con quella del naufragio dell’Oria, ma è da ritenere che il giovane soldato sia da annoverare tra le oltre 4000 Vittime di Capo Sounion! Ciò trova conferma nello scambio di informazioni che i familiari eredi di Ernesto Quattrociocchi ebbero anni fa con i familiari milanesi di un altro soldato morto nel naufragio.

Ernesto Quattrociocchi, prima di partire per la guerra, aveva contratto matrimonio con Giuseppina Nardone (con abitazione in Via Marconi, nel centro di Colfelice). Avevano avuto un figlio, Giovanni, che nel 1964 sposò la concittadina Costanza Ciamberlano, oggi residente in Via Taglia IV (loro figli sono Barbara, Paolo e Daniela). E Giuseppina Nardone, rimasta vedova, sposò Salvatore Quattrociocchi, fratello di Ernesto: un esempio di “solidarietà familiare” d’altri tempi! Fra i fratelli di Ernesto si può ricordare Antonio Quattrociocchi, padre del concittadino Claudio.

Dal 2014 la commemorazione dell’affondamento della nave Oria si tiene ogni anno, a cura dell’Ambasciata italiana ad Atene, presso il Monumento edificato dalle autorità elleniche a Capo Sounion, nel tratto di costa prospiciente il luogo del disastro, di fronte all'isola di Patroklos (alla cerimonia del 2017 prese parte anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella). È bene segnalare che anni fa, alle spalle del Monumento, Eleuterio Pescosolido di Arce fece piantare degli alberi di ulivo e collocare lì accanto una lapide a ricordo del padre Alfredo, una delle Vittime della tragedia dell’Oria!

Quest’anno la cerimonia di omaggio ai Morti dell’Oria da parte dei sindaci italiani e degli altri rappresentanti istituzionali ha avuto luogo il 9 febbraio scorso alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia ad Atene Paolo Cuculi, di rappresentanti del Governo greco e di altre autorità diplomatiche, militari e religiose. Sono state significative e toccanti le parole con cui l’Ambasciatore ha concluso il suo intervento: “Dispersi sì, dimenticati mai”!

In considerazione del fatto che quei soldati dell’Oria morirono per aver scelto e difeso gli eterni valori della libertà è infine il caso di sottolineare che sulla sommità di Capo Sounion sorgono i resti del Tempio di Poseidon, costruito nel V secolo a. C. e visitato nel 1810 dal poeta inglese George Gordon Byron. Il poeta doveva poi prendere parte alle lotte per l’indipendenza della Grecia, allora dominata dai Turchi, e nel poemetto The Isles of Greece, a proposito di Capo Sounion, ebbe a scrivere “Collocatemi sopra un pendio di marmo di Sounion - Dove niente, eccetto le onde e me stesso, - Possono ascoltare il nostro lamento scorrere. - Lì, come un cigno, lasciatemi cantare e morire; - Una terra di schiavi non sarà mai mia”.

Prof. Bernardo Donfrancesco